“Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già..”
Francesco Guccini ci ha lasciato ieri. Tutta l’Italia lo piange. Raggiunge i più grandi esponenti della nostra musica: l’elenco lo conosciamo tutti e lo leggiamo ovunque, ve lo risparmio. Lo recitiamo come un rosario, come tutti i santi. Risuona dentro di noi.
Io sono estremamente triste, perché ho la sensazione che con quest’uomo straordinario si chiuda per sempre un’epoca: lui era l’ultimo esponente di una storia che vide Bologna, così come poche altre città in Europa, diventare il palcoscenico straordinario di una meravigliosa tragedia. L’epopea di chi ha creduto che ci fosse spazio per un mondo fatto di piccole cose, di condivisione, di passione civile, di solidarietà, di lotta e di vizi goduti nelle taverne o nei piccoli appartamenti del centro, nel silenzio della notte o nel pieno di un concerto popolare. Lungo le strade, nei cortei, sotto i portici, via radio o dall’alto dei colli noi abbiamo creduto e abbiamo goduto.
Si può fare musica, riempiendo di contenuto e di profondità le parole. Si può fare politica, restando saldamente aderenti ai propri principi e senza svendersi al mercato.
Noi credevamo, noi abbiamo vissuto gli ultimi anni di quella Bologna. Oggi il mondo è cambiato, niente più botteghe e taverne, niente più passione civile disinteressata, niente più utopia, niente più fantasia al potere. Ma noi ci abbiamo creduto, abbiamo visto che era possibile tra le quattro mura e le dodici porte del Liber Paradisus. Quel paradiso ce lo portiamo dentro per sempre.
Gli eroi sono tutti giovani e belli, per sempre, Francesco.